Walter Veltroni – “QUANDO CADE L’ACROBATA, ENTRANO I CLOWN”

maggio 2, 2010

Walter Veltroni - QUANDO CADE L'ACROBATA, ENTRANO I CLOWN
“Quando cade l’acrobata, entrano i clown” è una sensibilissima riflessione, sotto forma di monologo, sulla tragedia dell’Heysel.

Dal retro della copertina:
E’ notte. Un uomo è sul terrazzo di una stanza d’albergo sul mare; è qui per festeggiare il suo decimo anniversario di matrimonio. La donna dorme. L’uomo ripensa alla loro storia d’amore, a una relazione costruita sulla sincerità. Ritorna con il pensiero agli anni trascorsi e a un’unica bugia: un viaggio. Aveva mentito sulla destinazione, per vedere una partita di calcio: la finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, a Bruxelles. L’uomo ripensa a quella partita, allo stadio malandato dove si svolgeva, l’Heysel. Ritorna al dramma di una vicenda che doveva essere allegra e giocosa, grandi e bambini insieme per condividere una passione. E che invece era diventata una battaglia, un insensato perdersi della ragione nella cecità della violenza. La parola Heysel avrebbe da allora significato morte: 39 morti e seicento feriti innocenti. Una strage immane per una partita di calcio, una ferita aperta e non più rimarginata. Nonostante la strage fosse già consumata, si era deciso, per motivi di sicurezza, di giocare egualmente.
Walter Veltroni ci offre con questo libro un toccante monologo, una narrazione lirica volta a ricordare una strage assurda, che ha stravolto tutto ciò che di positivo lo sport rappresenta. E lo fa con misura, attraverso lo sguardo commovente di una storia d’amore.

L’ho letto tutto d’un fiato… e ad un certo punto ho trattenuto il respiro… mi sono sentita impotente e in preda alla paura dinnanzi l’avanzare del drappello degli hooligan:
“Loro sono tanti, rumorosi.
Loro sì, sembrano dei professionisti.
Sembrano marinai di mille navigazioni.
Devono aver incontrato corsari e marosi.
Devono aver fatto mille battaglie.
E per ciascuna inciso un tatuaggio sul petto.
Devono aver bevuto mille birre.
E masticato mille tabacchi.
Sono lupi di mare.
Gente che molto ha visto e molto ha vissuto.
Guardali, tienili d’occhio.
Fanno canti rumorosi.
Che a noi, agnelli di pianura,
Non riescono a non far paura.
Sembrano un esercito, un esercito pronto per la guerra.
Ora non guardano più il campo, guardano noi.”

Ho proseguito la lettura… la descrizione della cieca violenza, della strage assurda perpetrata per nessuna ragione… la carneficina:
“Vedo un uomo con la gola aperta dalle punte metalliche della rete divelta.
Vedo una donna picchiata con l’asta della bandiera.
Vedo quell’uomo anziano che cade in ginocchio.
E un ragazzo spietato che lo colpisce con un mattone che tiene in mano.
Vedo un uomo piegato.
Sta con la sua bocca su quella di um bambino con la sciarpa bianca e nera al collo.
Sembra ignorare quello che accade intorno.
Sembra un angelo che si considera invisibile e impenetrabile dagli altri.
E invece gli altri lo vedono.
E siccome sono assassini e si nutrono di morte.
Lo travolgono, staccandolo dalla bocca di quella creatura.
Ne uccidono due in una volta.”

I corpi abbandonati, il sangue, la mancanza di valori nei gesti di quei “tifosi”, la stupidità di aggredire altre persone per un tifo diverso… per frustrazione, alcool o chissà per cosa…
La crudeltà di una guerra creata in un luogo di pace, il disprezzo per quella che è la cosa più importante, il dono più prezioso che ciascuno di noi ha: la vita.

Mi è mancato il fiato… ho dovuto fermarmi, chiudere un attimo il libro… restare immobile come decide di fare il protagonista nel tentativo quasi di estraniarsi da tutto quell’assurdo spargimento di sangue:
“Stai fermo, fatti invisibile. Sei lo scemo sulla collina.
Uno di voi tanti anni fa ha scritto:
l’uomo col ghigno da scemo se ne sta perfettamente immobile
Ma nessuno lo vuole conoscere,
Vedono che è solo uno scemo.
E lui non dà mai una risposta,
Ma lo scemo sulla collina
Vede il sole tramontare
E con gli occhi della mente
Vede il mondo girare.
Vedo il mondo girare, ma dalla parte sbagliata”
Vi amavo, assassini.
Perchè eravate la città dei Beatles.
Perché quella canzone finiva parlando di quelli come voi.
Diceva “Lui non li ascolta mai,
Sa che sono loro gli scemi”
Sì, siete voi gli scemi.
Noi moriremo ma voi finirete in galera”
(bellissima la citazione di THE FOOL ON THE HILL dei Beatles)

Fino all’assurdità finale di far giocare comunque una irreale partita…
“Entrano le squadre in campo, che magnifica allegria.
Ci vorrebbe la musica della passerella di Otto e mezzo.
Quando cade l’acrobata, entrano in scena i clown.
E’ la verità, siamo al circo.
Uno dei luoghi più tristi della vita.
Uno dei posti nel mondo dove nessuno è libero.
Le belve nelle gabbie, i pagliacci che devono far ridere per contratto.
I trapezisti che non possono sbagliare.
Il presentatore con quel vestito da buffone.
E il tendono che non può volare via…”

“E tutto per una partita di calcio”

“Erano belle giornate. Se ciascuno di noi avesse fatto ciò che era giusto… Ma non è stato così.
Perché il mondo spesso si smarrisce.
Si inventa guerre anche quando è in pace.”
“Un mondo che non è capace di giocare è condannato all’infelicità.
E alla violenza.
Quella che ruba la vita e prende a bottigliate il futuro.
Un mondo senza parole, solo urla.
Un mondo di clown sguaiati.
Senza la meravigliosa leggerezza del volo di un acrobata.
Senza il sogno, arrotolato come una bandiera sconfitta.
Senza anima, senza senso, senza speranza.”

Ma in mezzo a tanto male, tanto dolore, alla morte, alla cieca violenza, qualcosa di buono c’è: 2 persone che festeggiano 10 anni di matrimonio. Che si amano ancora e tanto. Un amore basato sulla sincerità. Un marito che ha un solo innocente segreto, una sola piccola bugia, un solo senso di colpa che non riguarda un tradimento o il denaro, ma una sincera passione per un gioco che si è trasformato non a causa sua in qualcosa di più grande di lui. L’amore che traspare nelle prime pagine del libro, con quella confessione sussurrata dal protagonista alla sua donna, che non lo può sentire perché dormiente e l’amore che si manifesta nelle ultime pagine (con quel “ti amo” sussurrato e quel “Buongiorno amore mio” ) alla fine vince sul sangue, sui guerrieri, su tutto.
Veltroni si dimostra scrittore di gran classe e di notevole sensibilità. Riesce ancora una volta ad emozionare.
VOTO: 8/10

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