ALITALIA e CAI (gli amici di Silvio)
Settembre 30, 2008
Per tutti quelli che come me non hanno capito bene perchè ad AIR FRANCE che acquistava Alitalia con i debiti e con minori licenziamenti, è stato detto NO; mentre agli “amici di Silvio”, che acquistano Alitalia lasciando il debito sul groppone degli italiani (che poi siamo tutti noi) è stato detto SI…
Addio Paul
Settembre 28, 2008
(fonte: dalla rete)
I tuoi occhi blu si son chiusi ma resteranno sempre aperti nei nostri cuori
LA CITTA’ DELLA GIOIA
Settembre 23, 2008

TRAMA: Un prete cattolico francese, un giovane medico americano, un’infermiera assamita e un uomo-risciò si incontrano nello sconvolgente scenario di un quartiere di Calcutta per aiutare, curare, salvare. Condannati a essere eroi, lottano e vincono in mezzo alle settantamila “luci del mondo” che popolano la Città della Gioia. La loro epopea è un canto d’amore, un inno alla vita, una lezione di tenerezza e di speranza per gli uomini del nostro tempo.
Scrive l’autore, nel risvolto di copertina: “Mi trovavo a Calcutta e un giorno un uomo-risciò mi condusse in uno dei quartieri più poveri e sovrappopolati di questa città, dove trecentomila senzatetto vivono nelle strade. Conoscere questo quartiere che si chiama Anand Nagar, la Città della Gioia, ha cambiato la mia vita. In questo inferno ho infatti trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte altre metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e speranza che in molti dei nostri paradisi. E soprattutto ho scoperto che questa città disumana ha il magico potere di creare dei santi. Santi come Madre Teresa, ma anche santi sconosciuti come Paul Lambert, sacerdote cattolico francese che si è stabilito nella Città della Gioia per dividere l’esistenza dei più diseredati e soccorrerli. Come il giovane medico americano venuto dalla Florida per curare uomini senza alcuna risorsa medica. Come il vecchio londinese fabbricane di camicie che salva bambini e lebbrosi. Come Bandona, la dolce infermiera assamita divenuta l’Angelo di misericordia di tutti gli inferlici della città della Gioia. Come migliaia di uomini, donne e bambini, condannati a sopravvivere conpoche rupie al giorno, a superare le maledizioni di un destino implacabile. A vincere con il sorriso. Per raccontare la loro epopea, mi sono immerso per mesi nella tremenda realtà del loro quartiere. Ho dormito nel tugurio di Lambert, un bugigattolo di un metro per due, senz’aria nè luce, invaso dall’acqua e dallo straripamento delle fogne a ogni temporale. Ho vissuto per giorni e giorni con Lambert, Max e Bandona nella piccola colonia di lebbrosi in fondo alla bidonville e ho scoperto la straordinaria cultura, il loro gusto per le feste. Ho trascorso molte ore con il padrino della mafia locale, un uomo la cui statura ricorda quella dei grandi imperatori mongoli. Ho assistito alle suggestive rappresentaioni della leggenda del Ramayana. Insieme ai bambini ho partecipato al gioco più importante della bidonville, quello del cervo volante: un aquilone fatto di pezzi di cartone e di tela che porta con sè sopra il grigiore dei tetti tutti i sogni di questo popolo di condannati. Ho partecipato alle nascite, ai matrimoni, alle cremazioni, alle feste degli indù, dei musulmani, dei sikh, dei cristiani e di tutte le comunità di questo mosaico di popoli e religioni. Ho tirato risciò e arrotolato bidi nei laboratori simili a galere dove bambini di sei o sette anni preparano milleduecento sigarette al giorno. Ho imparato a lavarmi dalla testa ai piedi con meno di mezzo litro di acqua. Ma soprattutto ho imparato a mantenere sempre il sorriso, a ringraziare Dio per il più piccolo beneficio, a ascoltare gli altri, a non avere paura della morte, a non disperare mai.”
E’ un libro sconvolgente, che consiglio a tutti. Ci sono descrizioni strazianti di sofferenze e patimenti… del caldo soffocante sulla città…
“L’estate infliggeva agli abitanti di quella parte del mondo sofferenze difficilmente immaginabili. Come sempre, i più diseredati, i miserabili degli slum, erano i più crudelmente colpiti. Nelle catapecchie senza finestre dove si ammucchiavano fino a quindici persone, nei piccoli cortili arroventati tutto il giorno da un sole implacabile, nelle viuzze talmente strette che non circolava mai un alito d’aria, i mesi estivi che precedevano il monsone erano una tortura non meno atroce della fame, aggravata dal fatto che l’estrema povertà e la mancanza di energia elettrica impedivano l’uso di un ventilatore… La gente andava in giro solo al riparo di un ombrello. Chi non ne aveva si riparava come poteva, con un giornale, un sacco di tela, un lembo del sari… la canicola era sempre accompagnata da un tasso di umidità che poteva raggiungere il cento per cento. Il minimo movimento, pochi passi, scendere una scala, facevano colare rivoli di sudore. Dalle 10 del mattino, ogni lavoro fisico diventava impossibile. Uomini e animali erano come impietriti nell’incandescenza dell’aria immobile. Non un alito di vento. Il riverbero era talmente intenso che Lambert, il quale non possedeva occhiali neri, ebbe l’impressione di ricevere piombo fuso negli occhi. Avventurarsi a piedi nudi sull’asfalto delle strade era un supplizio ancor più doloroso. Il bitume liquefatto ti strappava la pianta dei piedi a brandelli. Tirare un risciò su quel tappeto infuocato era puro eroismo. Slanciarsi, trotterellare, fermarsi, ripartire con le ruote che s’invischiavano nella poltiglia bollente era un’impresa da ripetere senza fine…Gli abitanti della Città della Gioia resistettero sei giorni, poi ebbe inizio l’ecatombe. Con i polmoni prosciugati dall’aria torrida, il corpo svuotato della sua sostanza, cominciarono a morire tubercolotici, asmatici, molti lattanti…”
La descrizione del mondo del lavoro è lucida e attualissima: “Una sera Mehboub tornò dal lavoro con la faccia stravolta. Al cantiere navale avevano licenziato tutta la mano d’opera giornaliera. Era una pratica corrente da quando una legge obbligava gli imprenditori a retribuire mensilmente gli operai dopo qualche mese di lavoro. A eccezione degli interessati, nessuno si augurava di vederla applicare. Si diceva anche che governo, datori di lavoro e perfino i sindacati fossero d’accordo per farla fallire. Il governo perchè l’aumento di salariati mensili rafforzava fatalmente la potenza dei sindacati; i datori di lavoro perchè una mano d’opera che lavorava a titolo precario si poteva sfruttare meglio, e infine i sindacati perchè erano composti di salariati mensili desiderosi di limitare i vantaggi alla loro minoranza… La conseguenza era che tutti quanti cospiravano ad aggirare la legge. Per non dover assumere a titolo definitivo, si licenziava quindi periodicamente. Poi si riassumeva. Migliaia di uomini vivevano perciò ossessionati dalla paura di non ritrovare il loro posto da un giorno all’altro. Dopo tredici o quattordici anni di lavoro, quando non era più possibile rifiutare il passaggio di ruolo, venivano licenziati definitivamente….” Ricorda qualcosa???
Ma quello che più colpisce è l’amore e la solidarietà di queste persone che non hanno nulla… Nella città della Gioia “si praticavano l’amore e l’aiuto reciproco, la spartizione con chi era anche più povero, la tolleranza verso ogni fede o casta, il rispetto per il forestiero, la giusta carità per i mendicanti, gli infermi, i lebbrosi e perfino i pazzi. I deboli venivano aiutati invece di essere annientati, gli orfani immediatamente adottati dai vicini, i vecchi presi a carico e venerati dai figli”. E la cosa che più mi ha sconvolto è proprio l’estremo gesto d’amore che compie Hasari, debilitato dalla febbre rossa, per garantire comunque il matrimonio della figlia. Non voglio riportarlo perchè è davvero una descrizione terribile, che tocca il cuore e lo stomaco e perchè spero che tutti quelli che anche solo per caso si ritroveranno a leggere questo mio breve commento acquistino o prendano a prestito dalla biblioteca il libro, perchè merita davvero di essere letto. Dopo averlo letto si rimane un attimo con l’angoscia di quel mondo così lontano ma, soprattutto, ci si rende conto di essere davvero fortunati, di quanto ci si lamenti per nulla, di quante energie, tempo e denaro vengano sprecati per rincorrere cose inutili.
Voto: 9/10