9 maggio - il pensiero va a Peppino Impastato
Maggio 9, 2008
9 Maggio - Giornata dedicata alle vittime del terrorismo.
Impossibile non andare con la mente alla tragica vita di Peppino Impastato.

(Nella foto Peppino Impastato - fonte: dalla rete)
Nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978 a Cinisi, in provincia di Palermo, viene ritrovato il corpo straziato di Peppino Impastato, militante di sinistra, fondatore di Radio Aut, da cui scagliava le sue accuse contro la mafia siciliana.
CINISI, PALERMO, SICILIA. Peppino impastato ha dedicato la sua vita e il suo impegno alla storia della lotta contro la criminalità organizzata in Sicilia.
Peppino nasce, cresce e muore in un piccolo paese in provincia di Palermo, Cinisi, controllato da Cosa Nostra. Piccolo paese che dà i natali a lui, ma anche al boss Tano Badalamenti. Si tratta di una Terra dalle infinite contraddizioni: dove i braccianti vengono espropriati delle terre per la costruzione dell’aeroporto a Punta Raisi; dove le forze dell’ordine camminano a braccetto con i boss mafiosi; e dove la famiglia Impastato si imparenta con la mafia ma cresce un erede che non rispetterà le regole imposte dall’affiliazione, iniziando a 17 anni a scrivere e denunciare con l’arma della satira.
Nel 1976 apre i battenti Radio Aut. Sulle sue frequenze va in onda la creatura di Peppino: “Onda passa a Mafiopoli”, la sua arma contro la mafia di Badalamenti che controlla Cinisi e, attraverso l’aeroporto di Cinisi, i traffici di droga fino ad oltreoceano. Sbeffeggiando il capo dei capi, facendo una satira aspra e irriverente riducendo “gli intoccabili” del paese a macchiette, caricature di se stessi ha sì applicato uno slogan caro alla sinistra “una risata li seppellirà tutti”, ma nel contempo ha firmato la sua condanna a morte.
Dichiara guerra alla guerra della mafia contro lo Stato, e paga con la vita. Un prezzo troppo caro anche per il padre, uomo “d’onore” imparentato alla famiglia mafiosa Manzella, che tenterà senza riuscirci di salvarlo intercedendo dentro e fuori dal paese, fino in America con un viaggio dal quale tornerà sconfitto. Una delle sorelle del padre ha sposato Cesare Manzella, capo mandamento di Cosa Nostra con delega su Cinisi.
Cesare Manzella viene eliminato nel corso della prima guerra di mafia da Tano Badalamenti, che da quel momento (1963) assume il controllo della zona: tramite corruzione si accaparra le autorizzazioni per costruire l’aeroporto di Punta Raisi, strappando le terre ai contadini che dimostrano e marciano con Peppino in prima linea al loro finaco… una questione di giustizia sociale ma anche di lotta contro una mafia che controlla Cinisi e la strangola, e che cerca inutilmente di far tacere ogni voce fuori dal coro di ribellione e dissenso.
Tano badalamenti manterrà il suo potere fino all’arresto, nel 1984, per riciclaggio di denaro sporco nell’ambito dell’affare “Pizza connection”, un business di droga che usava come base una serie di pizzerie negli Usa tramite la famiglia siciliana immigrata dei Bonanno. Nel 1987 Tano Badalamenti viene condannato a 45 anni di reclusione, che sconterà senza pentirsi né collaborare con la giustizia.
LE LOTTE. Peppino inizia la sua lotta a soli 17 anni, quando fonda “L’Idea Socialista”. Dalle pagine del suo giornale diffonde articoli infiammati contro politici e uomini delle istituzioni corrotti, racconta di un paese fatto di regole non dette da rispettare nel silenzio, denuncia l’omertà data per scontata, l’onore deviato da salvaguardare. Il suo giornale ha vita breve: nel giro di due anni l’autorità giudiziaria ne intima la chiusura. Nel marzo del ’67 “L’Idea Socialista” chiude i battenti. Ma non l’attività di Peppino: la sua lotta, è appena cominciata.
L’anno successivo è quello della rivolta globale. È il maggio parigino, il ‘68 che sovverte le regole del mondo conosciuto e arriva anche a Cinisi, dove i contadini scendono in piazza contro Punta Raisi, dove i giovani insieme a Peppino danno vita a collettivi culturali, femministi e pacifisti, come “Musica e Cultura”.
Poi vengono gli anni di “Lotta continua”, di “Democrazia Proletaria”, quando incontra un’altra futura vittima della mafia: Mauro Rostagno (che verrà assassinato nel 1988). Peppino scrive nel suo diario: “Rostagno rappresenta per me un compagno fidato, comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida”. Ma è la disperazione di chi è solo contro la mafia, consapevole di una morte vicina.
La condanna è annunciata da Badalamenti che nel frattempo è diventato un “tano seduto” governatore della Cinisi “mafiopoli” nelle parole irriverenti di Peppino che - un pò come il Saviano dei giorni nostri - non risparmia nessuno, che non fa sconti e non omette niente, che tocca gli intoccabili ed è destinato – lo sa bene – a pagare il prezzo più alto per questo.
Ma Peppino è coraggioso. E fa la scelta più coraggiosa, quella di non fuggire, di restare in mezzo ai suoi nemici. Prosegue la sua lotta candidandosi alle elezioni comunali di Cinisi, pensando di entrare pulito dentro un mondo sporco, per cambiarlo dall’interno, forse, per controllare da vicino colpevoli, responsabili, corrotti e corruttori. Le elezioni sono fissate per il 14 maggio 1978, Peppino è candidato con Democrazia Proletaria.
9 MAGGIO 1978. E’ la notte buia dello Stato italiano. A Roma, in via Caetani viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro, assassinato dalle Br dopo 55 giorni di prigionia. Ed è la notte in cui Badalamenti decide che è arrivato il momento di far tacere per sempre Peppino Impastato. Il suo corpo minuto viene legato ai binari della stazione, tritolo sotto, tritolo in bocca, uno di quei messaggi in codice nel lessico mafioso che parlano chiaro a chi ha parlato troppo.
Le elezioni di maggio, a Cinisi, ci sono state. Con 260 voti Peppino Impastato diventava il primo consigliere comunale eletto e votato dopo la morte. Simbolicamente. Eletto da una città che non aveva avuto il coraggio e la forza di difenderlo quando era in vita. Un uomo lasciato solo nella sua lotta contro la criminalità organizzata, come tanti altri prima e dopo di lui. Un nome, quello di Peppino Impastato, che va ad aggiungersi alla lista degli altri eroi che hanno pagato con la vita il loro tentativo di modificare il corso di una storia che si ripete, provando a scrivere una pagina più giusta.
Nei giorni immediatamente successivi al delitto si assiste alla disperazione dei compagni di Peppino e allo sporco tentativo di depistare le indagini per insabbiare la vera matrice - mafiosa - del delitto: giornali, forze dell’ordine, magistratura uniti nel ripetere che si tratta dello “sfortunato” esito di un attentato terroristico che lo stesso Impastato stava preparando.
Poi, quando l’ipotesi comincia a far acqua da ogni parte, si parla di suicidio. “Era triste, era solo, disperato”. Però era un combattente, che aveva avuto nei 30 anni della sua vita il coraggio di lottare a viso aperto contro un potere solido e radicato. Gli amici di Peppino, il fratello Giovanni, la madre Felicia, il Centro di Documentazione che poi gli sarà intitolato sanno, e decidono di rompere il silenzio. Raccolgono documenti e testimonianze, finché l’inchiesta non viene riaperta.
LA VICENDA GIUDIZIARIA. Al tribunale di Palermo lavorano future vittime della mafia come Antonino Caponnetto e Rocco Chinnici ed è proprio quest’ultimo che, prima di essere assassinato, emette una sentenza che riconosce la matrice mafiosa dell’omicidio di Peppino.
Il caso di Peppino verrà ugualmente archiviato nel 1992, per l’impossibilità secondo la Corte di individuarne i colpevoli.
Due anni dopo il “Centro Impastato” presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, avvalendosi della testimonianza del pentito Salvatore Palazzolo, che fa i nomi dei mandanti. Sono Tano Badalamenti e Vito Palazzolo.
Il lungo processo per l’omicidio Impastato si chiude nel marzo del 2001 con l’ergastolo per Tano Badalamenti che morirà in un carcere statunitense tre anni dopo.
IL FILM, LA MUSICA. Molto è stato scritto dopo la morte di Peppino per conservare la memoria del suo lavoro.
I primi tentativi di realizzare un film sulla sua vita risalgono al 1979. Ma è Claudio Fava che riesce nella sceneggiatura di un film che ricostruire la vicenda di Peppino per consegnarla alla coscienza dell’opinione pubblica. E’ il 2000, e nelle sale italiane esce “I cento passi”, quelli che c’erano fra la casa dove era nato e cresciuto Peppino, e quella dove viveva Badalamenti. Il film partecipa al Festival di Venezia, ed entusiasma il pubblico. Continua a lungo a girare nelle sale, facendo conoscere una storia dimenticata. Le scuole di tutta Italia, le università, le associazioni culturali scoprono Peppino Impastato e proiettano il film aprendo dibattiti su questa pagina di storia e di vita. “Tra la casa di Peppino e quella di Badalamenti – scrive Fava - ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio. Li contai, pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a lui con i pugni in tasca, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia”.
I Modena City Ramblers hanno dedicato una canzone a Peppino Impastato: “I cento passi”
CENTO PASSI - Modena City Ramblers
“Sei andato a scuola?Sai contare?”
“Come contare?”
“Come contare?1,2,3,4,sai contare?”
“Si,so contare”
“Sai camminare?”
“So camminare”
“E contare e camminare insieme lo sai fare?”
“Si!Penso di si!”
“Allora forza!Conta e cammina!dai… 1,2,3,4,5,6,7,8…”
“Dove stiamo andando?”
“Forza!Conta e cammina!9… 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!”"Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!”
(tratto dal film “I cento passi” di M.T.Giordana)
E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore.. “Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!
“Noi ci dobbiamo ribellare” (dal film)
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l’hanno più trovato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)
“E’ solo un mafioso, uno dei tanti”
“E’ nostro padre” “Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!” (dal film)
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