PROGRAMMA della Fiera di Castelnuovo Rangone: 

http://www.comune.castelnuovo-rangone.mo.it/servizi/funzioni/download.aspx?idc=784&type=inline&id=955

************* in particolare Sabato 24: Alan Sorrenti, Righeira, Scialpi, Den Harrow, Jo Squillo e… IMPERDIBILE: il folletto elettronico degli anni ‘80:

ALBERTO CAMERINI
“C’è questo tipo strano/ vedrai ti piacerà
Lui suona la chitarra/ in una rock’n'roll band.
E’ come un Arlecchino/ ma non si rompe mai
Se attacchi la corrente/ si accende e partirà”

 

9 Maggio - Giornata dedicata alle vittime del terrorismo.

Impossibile non andare con la mente alla tragica vita di Peppino Impastato.

(Nella foto Peppino Impastato - fonte: dalla rete)

Nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978 a Cinisi, in provincia di Palermo, viene ritrovato il corpo straziato di Peppino Impastato, militante di sinistra, fondatore di Radio Aut, da cui scagliava le sue accuse contro la mafia siciliana.

CINISI, PALERMO, SICILIA. Peppino impastato ha dedicato la sua vita e il suo impegno alla storia della lotta contro la criminalità organizzata in Sicilia.

Peppino nasce, cresce e muore in un piccolo paese in provincia di Palermo, Cinisi, controllato da Cosa Nostra. Piccolo paese che dà i natali a lui, ma anche al boss Tano Badalamenti. Si tratta di una Terra dalle infinite contraddizioni: dove i braccianti vengono espropriati delle terre per la costruzione dell’aeroporto a Punta Raisi; dove le forze dell’ordine camminano a braccetto con i boss mafiosi; e dove la famiglia Impastato si imparenta con la mafia ma cresce un erede che non rispetterà le regole imposte dall’affiliazione, iniziando a 17 anni a scrivere e denunciare con l’arma della satira.

Nel 1976 apre i battenti Radio Aut. Sulle sue frequenze va in onda la creatura di Peppino: “Onda passa a Mafiopoli”, la sua arma contro la mafia di Badalamenti che controlla Cinisi e, attraverso l’aeroporto di Cinisi, i traffici di droga fino ad oltreoceano. Sbeffeggiando il capo dei capi, facendo una satira aspra e irriverente riducendo “gli intoccabili” del paese a macchiette, caricature di se stessi ha sì applicato uno slogan caro alla sinistra “una risata li seppellirà tutti”, ma nel contempo ha firmato la sua condanna a morte.

Dichiara guerra alla guerra della mafia contro lo Stato, e paga con la vita. Un prezzo troppo caro anche per il padre, uomo “d’onore” imparentato alla famiglia mafiosa Manzella, che tenterà senza riuscirci di salvarlo intercedendo dentro e fuori dal paese, fino in America con un viaggio dal quale tornerà sconfitto. Una delle sorelle del padre ha sposato Cesare Manzella, capo mandamento di Cosa Nostra con delega su Cinisi.

Cesare Manzella viene eliminato nel corso della prima guerra di mafia da Tano Badalamenti, che da quel momento (1963) assume il controllo della zona:  tramite corruzione si accaparra le autorizzazioni per costruire l’aeroporto di Punta Raisi, strappando le terre ai contadini che dimostrano e marciano con Peppino in prima linea al loro finaco… una questione di giustizia sociale ma anche di lotta contro una mafia che controlla Cinisi e la strangola, e che cerca inutilmente di far tacere ogni voce fuori dal coro di ribellione e dissenso.

Tano badalamenti manterrà il suo potere fino all’arresto, nel 1984, per riciclaggio di denaro sporco nell’ambito dell’affare “Pizza connection”, un business di droga che usava come base una serie di pizzerie negli Usa tramite la famiglia siciliana immigrata dei Bonanno. Nel 1987 Tano Badalamenti viene condannato a 45 anni di reclusione, che sconterà senza pentirsi né collaborare con la giustizia.

LE LOTTE. Peppino inizia la sua lotta a soli 17 anni, quando fonda “L’Idea Socialista”. Dalle pagine del suo giornale diffonde articoli infiammati contro politici e uomini delle istituzioni corrotti, racconta di un paese fatto di regole non dette da rispettare nel silenzio, denuncia l’omertà data per scontata, l’onore deviato da salvaguardare. Il suo giornale ha vita breve: nel giro di due anni l’autorità giudiziaria ne intima la chiusura. Nel marzo del ’67 “L’Idea Socialista” chiude i battenti. Ma non l’attività di Peppino: la sua lotta, è appena cominciata.

L’anno successivo è quello della rivolta globale. È il maggio parigino, il ‘68 che sovverte le regole del mondo conosciuto e arriva anche a Cinisi, dove i contadini scendono in piazza contro Punta Raisi, dove i giovani insieme a Peppino danno vita a collettivi culturali, femministi e pacifisti, come “Musica e Cultura”.

Poi vengono gli anni di “Lotta continua”, di “Democrazia Proletaria”, quando incontra un’altra futura vittima della mafia: Mauro Rostagno (che verrà assassinato nel 1988).  Peppino scrive nel suo diario: “Rostagno rappresenta per me un compagno fidato, comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie. Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida”. Ma è la disperazione di chi è solo contro la mafia, consapevole di una morte vicina.

La condanna è annunciata da Badalamenti che nel frattempo è diventato un “tano seduto” governatore della Cinisi “mafiopoli” nelle parole irriverenti di Peppino che - un pò come il Saviano dei giorni nostri - non risparmia nessuno, che non fa sconti e non omette niente, che tocca gli intoccabili ed è destinato – lo sa bene – a pagare il prezzo più alto per questo.

Ma Peppino è coraggioso. E fa la scelta più coraggiosa, quella di non fuggire, di restare in mezzo ai suoi nemici. Prosegue la sua lotta candidandosi alle elezioni comunali di Cinisi, pensando di entrare pulito dentro un mondo sporco, per cambiarlo dall’interno, forse, per controllare da vicino colpevoli, responsabili, corrotti e corruttori. Le elezioni sono fissate per il 14 maggio 1978, Peppino è candidato con Democrazia Proletaria.

9 MAGGIO 1978. E’ la notte buia dello Stato italiano. A Roma, in via Caetani viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro, assassinato dalle Br dopo 55 giorni di prigionia. Ed è la notte in cui Badalamenti decide che è arrivato il momento di far tacere per sempre Peppino Impastato. Il suo corpo minuto viene legato ai binari della stazione, tritolo sotto, tritolo in bocca, uno di quei messaggi in codice nel lessico mafioso che parlano chiaro a chi ha parlato troppo.

Le elezioni di maggio, a Cinisi, ci sono state. Con 260 voti Peppino Impastato diventava il primo consigliere comunale eletto e votato dopo la morte. Simbolicamente. Eletto da una città che non aveva avuto il coraggio e la forza di difenderlo quando era in vita. Un uomo lasciato solo nella sua lotta contro la criminalità organizzata, come tanti altri prima e dopo di lui. Un nome, quello di Peppino Impastato, che va ad aggiungersi alla lista degli altri eroi che hanno pagato con la vita il loro tentativo di modificare il corso di una storia che si ripete, provando a scrivere una pagina più giusta.

Nei giorni immediatamente successivi al delitto si assiste alla disperazione dei compagni di Peppino e allo sporco tentativo di depistare le indagini per insabbiare la vera matrice - mafiosa - del delitto: giornali, forze dell’ordine, magistratura uniti nel ripetere che si tratta dello “sfortunato” esito di un attentato terroristico che lo stesso Impastato stava preparando.

Poi, quando l’ipotesi comincia a far acqua da ogni parte, si parla di suicidio. “Era triste, era solo, disperato”. Però era un combattente, che aveva avuto nei 30 anni della sua vita il coraggio di lottare a viso aperto contro un potere solido e radicato. Gli amici di Peppino, il fratello Giovanni, la madre Felicia, il Centro di Documentazione che poi gli sarà intitolato sanno, e decidono di rompere il silenzio. Raccolgono documenti e testimonianze, finché l’inchiesta non viene riaperta.

LA VICENDA GIUDIZIARIA. Al tribunale di Palermo lavorano future vittime della mafia come Antonino Caponnetto e Rocco Chinnici ed è proprio quest’ultimo che, prima di essere assassinato, emette una sentenza che riconosce la matrice mafiosa dell’omicidio di Peppino.

Il caso di Peppino verrà ugualmente archiviato nel 1992, per l’impossibilità secondo la Corte di individuarne i colpevoli.

Due anni dopo il “Centro Impastato” presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, avvalendosi della testimonianza del pentito Salvatore Palazzolo, che fa i nomi dei mandanti. Sono Tano Badalamenti e Vito Palazzolo.

Il lungo processo per l’omicidio Impastato si chiude nel marzo del 2001 con l’ergastolo per Tano Badalamenti che morirà in un carcere statunitense tre anni dopo.

IL FILM, LA MUSICA.  Molto è stato scritto dopo la morte di Peppino per conservare la memoria del suo lavoro.

I primi tentativi di realizzare un film sulla sua vita risalgono al 1979. Ma è Claudio Fava che riesce nella sceneggiatura di un film che ricostruire la vicenda di Peppino per consegnarla alla coscienza dell’opinione pubblica. E’ il 2000, e nelle sale italiane esce “I cento passi”, quelli che c’erano fra la casa dove era nato e cresciuto Peppino, e quella dove viveva Badalamenti. Il film partecipa al Festival di Venezia, ed entusiasma il pubblico. Continua a lungo a girare nelle sale, facendo conoscere una storia dimenticata. Le scuole di tutta Italia, le università, le associazioni culturali scoprono Peppino Impastato e proiettano il film aprendo dibattiti su questa pagina di storia e di vita. “Tra la casa di Peppino e quella di Badalamenti – scrive Fava  -  ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio. Li contai, pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a lui con i pugni in tasca, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia”.

I Modena City Ramblers hanno dedicato una canzone a Peppino Impastato: “I cento passi”

CENTO PASSI - Modena City Ramblers  

“Sei andato a scuola?Sai contare?”
“Come contare?”
“Come contare?1,2,3,4,sai contare?”
“Si,so contare”
“Sai camminare?”
“So camminare”
“E contare e camminare insieme lo sai fare?”
“Si!Penso di si!”
“Allora forza!Conta e cammina!dai… 1,2,3,4,5,6,7,8…”
“Dove stiamo andando?”
“Forza!Conta e cammina!9… 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!”"Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!”
(tratto dal film “I cento passi” di M.T.Giordana)

E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore.. “Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

“Noi ci dobbiamo ribellare” (dal film)

Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l’hanno più trovato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

“E’ solo un mafioso, uno dei tanti”
“E’ nostro padre” “Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!” (dal film)

LA PIETRA DELLA GIOVINEZZA
 
La giovinezza non è un periodo della vita.
è uno stato d’animo
che consiste in una certa forma della volontà,
in una disposizione dell’immaginazione,
in una forza emotiva:
nel prevalere dell’audacia sulla timidezza
e della sete dell’avventura sull’amore per le comodità.
Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni
ma solo quando si abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo,
la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima.
La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza
il timore e la sfiducia
sono lunghi lunghi anni che fanno chinare il capo
e conducono lo spirito alla morte.
Essere giovane significa conservare a sessanta o settant’anni
l’amore del meraviglioso
lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi;
la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti,
il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo
il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere
i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio
di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra,
da un uomo o dall’infinito.
Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate
e su di esse si saranno accumulati
le nevi del pessimismo e i ghiacci del cinismo,
è solo allora che diverrete vecchi.
E possa Iddio aver pietà della vostra anima

SIGNIFICATO DEL 1 MAGGIO

Maggio 1, 2008

Giovedì io e la mia collega Lara parlavamo dell’ORIGINE del 1 Maggio e ci siamo accorte che entrambe avevamo pensato fosse nato da un fatto di sangue accaduto negli Stati Uniti… 200 operaie bruciate vive in una fabbrica… ma subito dopo ci siamo guardate in faccia e ricordate che quella bruttissima vicenda è all’origine della Festa delle donne, l’8 Marzo… Mi sono sentita davvero ignorante… avevo il vuoto davanti…
Oggi mi sono documentata, tramite lo strumento più economico e accessibile, internet, la rete: digitando SIGNIFICATO 1 MAGGIO escono molte pagine di rimando alla storia della nascita del 1 Maggio. C’è comunque un fatto di sangue negli Stati Uniti, a monte, ma si tratta dei MARTIRI DI CHICAGO…

 

Le Origini
Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche e sociali per affermare i propri diritti e per migliorare la propria condizione.
“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine coniata attorno al 1850 e condivisa da gran parte del movimento sindacale. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.
Dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”.  
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.

Nell’ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887. Il ricordo dei “martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.
Il 20 luglio 1889 a Parigi  si riunì il congresso della Seconda Internazionale, che annunciò:
«Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare a effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi».
La data scelta per tale manifestazione fu proprio il 1° Maggio, in ricordo del 1° Maggio 1886 e dei ”Martiri di Chicago”.

Man mano che ci si avvicinava al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificavano l’opera di sensibilizzazione sul significato di quell’appuntamento. “Lavoratori - si leggeva in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordateviil 1 Maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l’Internazionale!“.
Il clima di forte tensione dell’epoca era alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpretava le paure della borghesia, consigliava a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sapeva quali gravi sconvolgimenti sarebbero potuti accadere.
Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.
In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.
Del resto si tratta di una scommessa dall’esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe.
Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori, che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un’iniziativa di carattere internazionale.
In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un’ottima riuscita:
“Il proletariato d’Europa e d’America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti”.
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l’anno successivo.
Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell’appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.
Tra Ottocento e Novecento
Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L’obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento.Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei “moti per il pane”, che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l’impresa libica e contro la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale.
Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ?
Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell’una e dell’altra caratterizzazione.
Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una “festa ribelle”, ma nei fatti il 1 maggio è l’una e l’altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.
Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell’obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.
Il ventennio fascista
Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio.
Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l’opposizione al regime.

Dal dopoguerra a oggi

All’indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d’Italia in un clima di entusiasmo.
Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.
Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.
Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio.
Oggi un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:

“Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de’sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa”.
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Dopo tanto spargimento di sangue e tante lotte per queste conquiste, è un pugno nello stomaco l’articolo pubblicato su ILSOLE24ORE.COM del 30/04/2008:
Paradossi del Primo maggio: Coop aperte e musei chiusi
di Vincenzo Chierchia e Cesare Peruzzi
Musei chiusi a Firenze. Ipercoop aperti in Piemonte. La festa del 1° maggio unisce i lavoratori di quasi tutto il mondo da fine ‘800 ma nell’Italia di oggi rischia di dividerli: da una parte quelli che festeggiano, dall’altra chi deve fare i conti con la concorrenza e assecondare le esigenze della clientela. Poco importa se i primi garantiscono un servizio pubblico mentre i secondi operano sul libero mercato. Anzi, è proprio qui la differenza.
Che una capitale del turismo come Firenze domani tenga chiuso il portone degli Uffizi rappresenta l’altra faccia della medaglia rispetto alla decisione di alcune catene distributive di restare aperte. Per la Coop, ad esempio, nata e cresciuta nell’alveo della cultura della sinistra italiana, si tratta di una svolta radicale, tenuto conto del significato simbolico della celebrazione del 1° maggio che trae origine dalle lotte sindacali americane, anche se fu introdotta per la prima volta nel 1894 in Canada e nel 1889 in Europa, dove venne ufficializzata come festività dai delegati della seconda Internazionale socialista a Parigi.
Per il mondo cooperativo aderente alla Lega c’è dunque una rottura marcata e meditata rispetto al passato. Il confronto con il mercato è ormai diretto e ineluttabile, e soprattutto ispira le decisioni più importanti. Si apre perché aprono gli altri concorrenti e perché la crisi dei consumi morde tutti gli operatori. L’obiettivo aziendale è dunque in cima all’agenda, quello ideologico resta su un piano diverso. Eppure la Coop è nata 150 anni fa proprio per contrapporsi all’impresa commerciale capitalistica.
Va aggiunto che nel mondo cooperativo la Borsa da molti anni ormai non più è un tabù, tutt’altro. La governance duale continua a farsi strada come riconoscimento indiretto che gli obiettivi “politici” dell’iniziativa cooperativa sono ormai su un piano nettamente diverso rispetto alla pratica aziendale quotidiana. In Europa è avanzato anche il confronto sulla legittimità di aiuti a gruppi cooperativi che consolidano le posizioni su scala nazionale e internazionale.
Di fallimenti rovinosi ve ne sono stati, di iniziative azzardate e poco trasparenti pure. E con questi il sistema cooperativo ha fatto i conti, spesso, in modo frettoloso e approssimativo. La commistione con i movimenti politici è stata deflagrante in diversi casi. Sotto questo profilo, l’abbandono del tabù del lavoro il 1° maggio costituisce una sorta di spartiacque, rispetto al vecchio approccio ideologico. Forse, sarebbe il caso che anche nel campo pubblico si cominciasse a cambiare mentalità, immaginando di prestare più un servizio che non di gestire un’attività autoreferenziale.
Per sgombrare il terreno da equivoci, è bene dire che chi scrive domani non lavorerà, proprio come i dipendenti degli Uffizi, perché tradizionalmente i giornali non escono il 2 maggio. Ma se fosse necessario nessun giornalista si tirerebbe indietro e comunque l’informazione sarà garantita da tv, radio e online. Mentre nessuno aprirà le porte dei musei alle migliaia di turisti che affollano Firenze. Ai quali non resterà che aspettare venerdì, e mettersi in coda.

Il pavone…

Aprile 28, 2008

 

Guillaume Apollinaire

“Il pavone”

Quando allarga la coda questo uccello
bellissimo a vedere
con le penne che stràscicano a terra,
sembra ancora più bello
- ma si scopre il sedere 

 (fonte: dalla rete)

(fonte: il mio N70)

finalmente il bel tempo…

Aprile 27, 2008

Dopo mesi di grigio e freddo finalmente il SOLE ha fatto capolino… week-end lungo di bel tempo, sole e passeggiate nel verde… come non era stato possibile da tempo…

25 Aprile Festa della Liberazione dal nazi-fascismo … festa della democrazia e della libertà ritrovata… ma anche occasione per festeggiare la liberazione dal grigio mal tempo dei giorni precedenti e dalla opprimente costrizione in uffici/fabbriche …

  

I sassi di Rocca Malatina e un dettaglio dei fiori accanto al centro visite dei Sassi (fonte: il mio N70!!)

In onore dello spettacolo H2Oro di Itineraria:

Con enorme soddisfazione ho letto sul Resto Del Carlino sabato 12 aprile il seguente articolo:

Articolo su Il Resto Del Carlino di Sabato 12-04-08

Finalmente … qualcosa si muove!!!!!!!

Arrivederci dolce sposa

Aprile 12, 2008

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna… punito perché vede l’alba prima degli altri (Oscar Wilde)

Sono rimasta profondamente colpita dalla terribile fine di Giuseppina, l’artista milanese partita, assieme ad un’altra artista, Silvia, vestita da sposa e facendo l’autostop, con destinazione Israele e Palestina per portare un messaggio di pace e di FIDUCIA VERSO IL PROSSIMO.

Nel sito http://bridesontour.fotoup.net/progetto.html che racconta la sua avventura Giuseppina scrive:

“viaggiare in autostop, fa sì che uno straniero si metta nelle mani di altri viaggiatori, ma ancora piu spesso dei locali o di chi dello spostamento ha fatto il suo mestiere. La scelta del viaggio in autostop è una scelta di fiducia negli altri esseri umani, e l’uomo, come un piccolo Dio premia chi ha fede in lui.
Non è stato così… Dio o fose qualcuno che in Dio non crede, ha deciso di punire Giuseppina nel modo peggiore, togliendole la vita e interrompendo bruscamente il suo bel sogno. Peccato davvero perchè una persona così speciale ora non c’è più…

Nel filmato la partenza di Giuseppina da Milano (fonte: dalla rete)

La cosa più triste è che nel suo sito ci sono sì tante persone che scrivono per salutarla, ma ce ne sono altrettante che scrivono per dire che era un’avventura rischiosa che non avrebbe mai dovuto iniziare, che se l’è andata a cercare, che una donna da sola non dovrebbe viaggiare, in autostop poi…  e in certi posti… Sono tutte cose vere nel mondo bruttissimo in cui viviamo…  però è altrettanto vero che lei credeva nel contrario e voleva dimostrarlo e il suo era un messaggio bellissimo di poesia, pace, amore e fiducia… che merita se non comprensione, compassione, benevolenza. Ma come diceva Oscar Wilde «La società perdona spesso al delinquente: ma non perdona mai al sognatore»

ARRIVEDERCI PIPPA BACCA

dubbi… idee … confusione… tormento… il 13 si avvicina… e io non ho ancora deciso per chi votare… anche se 2 mezze idee ce le avrei… 

VOTARE ALLA CAMERA ??   
VOTARE AL SENATO ??  
Io sono ancora molto indecisa… e il dubbio amletico non è più ESSERE o NON ESSERE ma FAI UNA SCELTA DI PARTE o SI PUO’ FARE

PROGRAMMI a confronto:
SPOT a confronto:

 

Ma PERCHE’ votare in maniera diversa per Camera e Senato può essere una scelta intelligente per chi - come me sogna un’Italia senza personaggi che vadano al Governo per tutelare i propri interessi anzichè quelli degli Italiani?
Lo spunto l’ho avuto da un’articolo del Resto Del Carlino di domenica scorsa in cui si suggeriva - viste le peculiarità del sistema elettorale, con premio di maggioranza alla Camera su base nazionale e al Senato su base regionale - in Emilia Romagna, da sempre feudo della sinistra moderata, di votare per il PD alla Camera e SINISTRA ARCOBALENO al senato perchè, dando per scontato che il PD otterrà la maggioranza, in tal modo si porterebbero via voti al PDL…

… e la confusione aumenta… Chi ha già le idee chiare alzi la mano, anzi, mandi un commento…

 

Imperdibile… Grazie SANDRO per avermelo segnalato!!!!

Fonte: dalla rete (youtube)…